Il periodo compreso tra la proclamazione del Regno d’Italia (1861) e la fine della seconda guerra mondiale (1945) rappresenta una fase fondamentale e complessa per la Sardegna. L’integrazione nel neonato Stato unitario fu un processo lento, segnato da profonde trasformazioni socio-economiche, politiche e culturali.
Le riforme sabaude realizzate tra la seconda metà del Settecento e il primo cinquantennio dell’Ottocento ed in particolare la promessa di “Unione” (1847) del Regno di Sardegna con gli Stati di Terraferma aveva dato luoghi a profonde speranze di innovazione e di cambiamenti in senso moderno.
Ad alimentare le aspettative di una emergente classe sociale, (borghese, liberale e democratica, che ambiva proiettarsi verso Europa, contribuì l’emanazione da parte di Carlo Alberto dello Statuto fondamentale (c.d. Statuto Albertino, 1848).
“Fusione perfetta”, “Statuto” e partecipazione al primo parlamento subalpino avrebbero dovuto rappresentare un successo, un traguardo di unificazione dopo un lungo periodo di disparità di trattamento e di atteggiamento pseudo coloniale dei piemontesi, ma non fu proprio così.
Infatti seguì da subito una accesa polemica sulla Fusione perfetta il cui dibattito sulle problematiche e sull’arretratezza dell’isola diede origine alla c.d. Questione Sarda, di cui Giovanni Battista Tuveri fu uno dei pionieri, ponendo il problema già nel primo parlamento subalpino del 1848.
Tuttavia è innegabile che i due atti normativi, sebbene incompleti ed interpretabili sulla effettiva legittimità, pongono comunque le basi giuridiche de facto per la realizzazione della parità di trattamento tra la Sardegna ed il Piemonte.
Alle prime elezioni politiche del marzo 1848 per la Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, furono eletti 15 deputati sardi, che rappresentavano le 15 circoscrizioni elettorali dell’isola. Alla presenza dei sardi eletti nel nuovo assetto istituzionale è doveroso ricordare la partecipazioni di 1.192 isolani nella “prima guerra di indipendenza” .
Il ruolo dei sardi continua ad essere importante nella fase pre-unitaria nei successivi parlamenti a Torino, nonché alla partecipazione degli isolani alla Guerra di Crimea, sebbene la scelta politica di Cavour non fu condivisa da Giorgio Asproni (Diario politico 1855-76), (le cui le battaglie di Crimea furono per lungo tempo uno dei temi delle poesie cantate dagli improvvisatori).
Ma è a partire dalla fase post-unitaria che la Sardegna si trova di fronte a sfide inedite e di grande impegno socio-politico. Tra queste, la modernizzazione infrastrutturale (ferrovie, porti, strade), la questione agraria, i flussi migratori, l’introduzione dei nuovi sistemi scolastici e amministrativi e l’impatto drammatico dei conflitti bellici. In questo contesto emerse una nuova classe dirigente isolana, ricca di figure dal grande spessore morale ed intellettuale che ricoprirono ruoli politici di rilievo nel Parlamento del Regno d’Italia.
Cagliari, in qualità di capoluogo e principale porto dell’isola, divenne il fulcro di questi mutamenti. e grande peso ebbero le innovazioni tecnologiche del trasporto marittimo. Con il Veliero, sino al 1850 per la tratta Cagliari – Genova erano necessarie circa 5-10 giorni (con forte maestrale anche 15). Con i Piroscafi a vapore la stessa tratta Cagliari – Genova i tempi si riducevano in 50-60 ore, circa 2-3 giorni di navigazione
Trasformandosi in una città commerciale marcatamente borghese e in continua evoluzione urbanistica, Cagliari si affermò come centro amministrativo e politico, riflettendo tuttavia le stesse tensioni sociali e contraddizioni di un’Italia appena unificata, ma ancora segnata da forti disparità sociali e regionali.
Nascono le prime forme di associazionismo, mutualismo e sindacalismo e si rileva un impatto economico anche sulla politica coloniale italiana. Da evidenziare per la Sardegna il tema delle migrazioni e la partecipazione dei giovani sardi alla Grande Guerra, che rappresenta anche esso un momento fondativo della coscienza identitaria sarda, moderna e nazionale.
Previsto tra settembre e dicembre 2026, il ciclo di incontri della rassegna culturale mira ad analizzare criticamente pagine storiche spesso trascurate dalla divulgazione pubblica, offrendo alla cittadinanza una chiave di lettura approfondita per comprendere le radici della Sardegna contemporanea.
Grazie al contributo finanziario della Fondazione di Sardegna, il progetto favorisce un dialogo costante tra la ricerca accademica più avanzata e la cittadinanza attiva. Tutti gli appuntamenti saranno a fruizione gratuita ed inoltre, i materiali digitali (videoregistrazioni) saranno accessibili liberamente sul sito internet dell’Associazione https://universitadelterritoriosardegna.it.

Cagliari, piroscafo nella darsena (dopo il 1905), da www.isresardegna.it (foto elaborata con AI).