La lezione ha ricostruito l’evoluzione della Biblioteca Universitaria di Cagliari tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento, un periodo meno studiato ma decisivo per la definizione della sua identità. Dopo la fondazione, la biblioteca si formò grazie a importanti fondi provenienti da doni, ma soprattutto dall’acquisizioni dei beni dei Gesuiti, che ne garantirono l’avvio ma anche una forte impronta retrospettiva. La gestione quotidiana della biblioteca nei cinquanta anni successivi alla fondazione fu segnata dal tentativo di adeguare le raccolte al rinnovamento dei saperi, tra difficoltà finanziarie, controlli amministrativi, contenziosi sui bilanci e scarsità di risorse dedicate agli acquisti. I diversi direttori – da Hinz ad Azuni, da Baille a Spano fino a Martini – rappresentarono figure centrali della cultura sarda, e la loro azione riflette le tensioni tra esigenze scientifiche moderne e una struttura amministrativa rigida e sottodotata. Ne emerge l’immagine di un’istituzione preziosa per la città e per l’università, ma costantemente impegnata a conciliare ambizioni culturali condizionamenti materiali.