Il primo trentennio del ‘700, segnato storicamente dalle turbolenze della guerra di successione e dal passaggio della Sardegna dal governo iberico a quello austriaco e poi a quello piemontese, presenta un evidente mutamento di indirizzi e gusti artistici.
La committenza isolana costituita da viceré, vescovi e canonici, nobiltà e ordini religiosi si rivolge ad artisti forestieri di varia provenienza e formazione presenti a Cagliari e attivi sul territorio.
Architetti, stuccatori e marmorari liguri e lombardi, ingegneri piemontesi, frescanti e pittori romani e napoletani, intagliatori e doratori siciliani si alternano per rifornire le cattedrali e le chiese sarde di cappelle, altari lignei e marmorei, ornamenti preziosi.
Attraverso le immagini, si è potuto apprezzare in un sintetico panorama la poliedrica produzione artistica ancora conservata nelle chiese cittadine.
È fondamentale l’ausilio delle informazioni provenienti dalle carte d’archivio, che mettono in luce alcuni personaggi protagonisti della scena oltre che importanti opere andate perdute.