La relazione ha proposto una riflessione sulla nascita e gli sviluppi del movimento impegnato in una riscrittura della storia regionale che fa perno sulla denuncia del crimini dei Savoia – condannati come colonizzatori assolutisti sganciati dal movimento risorgimentale – e sulla riscoperta del valore identitario del periodo aragonese.
Il fenomeno della “desabaudizzazione” della Sardegna e il revisionismo anti-Risorgimento, parallelamente al neoborbonismo, ha l’obiettivo di demonizzare l’unificazione nazionale. Le manifestazioni pratiche di questo revisionismo, portano ai tentativi di variazione dell’odonomastica (nomi delle strade) e sulle richieste di rimozione di monumenti, in particolare la statua di Carlo Felice a Cagliari, la cui petizione ha raccolto oltre 2000 firme e ha raggiunto il Consiglio regionale.
La narrazione storica promossa dai movimenti indipendentisti, che sembra equiparare l’avvento dei Savoia a una conquista colonialista, mitizza l’autonomia del periodo giudicale e catalano-aragonese neoaragonismo) ma dimentica le riforme e i benefici introdotti dai Savoia (es. opere pubbliche, promozione della scuola, riordino amministrativo, soppressione della giurisdizione feudale e il Codice feliciano).
Il ruolo della “fusione condivisa” del 1847, sottolinea la volontaria adesione della classe dirigente sarda al processo unitario e la sua integrazione nello Stato liberale, in contrasto con la rivendicazione di autodeterminazione.