Il Settecento è un secolo di radicali cambiamenti per Cagliari e, più in generale, per la Sardegna, in quanto sancisce il passaggio del regno alla monarchia dei Savoia (1720).
Prima e dopo questo importante spartiacque storico, nella capitale si realizzano o avviano importanti opere architettoniche ispirate al rococò, allora imperante in Europa. Tuttavia, con il progressivo avvicinamento alla cultura e alla tradizione costruttiva sabauda, l’architettura muta i suoi canoni espressivi sulla scia delle novità provenienti da Torino.
L’arrivo in Sardegna di progettisti piemontesi, per lo più di estrazione militare, estranei al tradizionale percorso formativo della bottega, e il confronto con le maestranze e le committenze locali incidono sull’estetica architettonica, come testimonia l’abbondante produzione di opere religiose e civili, soprattutto nelle principali città.
Nel caso di Cagliari, il fenomeno investe l’aspetto architettonico, sociale ed economico, incentivando un vero e proprio mercato immobiliare capace di trasformare, nel volgere di pochi decenni, il volto signorile della capitale.
A ciò si aggiunga la altrettanto interessante produzione di architetture e apparati effimeri – teatri, catafalchi, giochi pirotecnici, scenari per feste etc…, il cui ruolo è determinante nella evoluzione del gusto e della società cagliaritana.