Prima della discesa di Napoleone in Italia nel 1796, prima che i patrioti napoletani nel 1799 instaurino la repubblica, è la Sardegna a misurarsi con la forza espansiva della Rivoluzione francese. Quella che i suoi stessi protagonisti chiamano “Sarda Rivoluzione” si racchiude tra l’attacco a Cagliari nel gennaio-febbraio del 1793 della flotta della Francia repubblicana e il giugno del 1796 quando Giomaria Angioy, ormai sconfitto, lascia la Sardegna e compie i primi passi di un lungo esilio. Tra queste due date, l’emergere di un orgoglio autonomistico che toccherà soprattutto le élite nobiliari, la cacciata dei piemontesi (viceré compreso) da Cagliari nell’aprile del 1794, la rivolta antifeudale delle campagne, la marcia trionfale di Angioy su Sassari, quella sfortunata su Cagliari. Una rivoluzione sconfitta, quindi? Non lo si può negare, se si pensa che passerà mezzo secolo prima che il feudalesimo venga abolito. Una rivoluzione, però, che lascia in eredità un patrimonio di idee ed esperienze che i secoli successivi sapranno mettere a frutto.